Un altro me

Another me

Doc HD / color / 16:9 - 4:3 / 22 min. / 2017

timparano

Il progetto

Il laboratorio di video partecipato svolto nell’ Istituto Aldini Valeriani era composto da un gruppo di 25 ragazzi. A voler partecipare al progetto in totale erano 40. Ma essendo questo un numero troppo grande per un laboratorio di questo tipo, assieme agli insegnanti si è deciso di limitarlo a 30.
La scelta di una scrematura è stata ardua. Non conoscendo i ragazzi e non essendoci particolari caratteristiche per la partecipazione, se non semplice voglia di raccontare e raccontarsi, abbiamo avuto difficoltà ad individuare uno strumento di selezione.
Infine abbiamo optato ad una serie di domande a risposta multipla, fornita ai 40 ragazzi durante il secondo incontro, in cui gli si venivano poste domande riguardo l'introduzione fatta nel primo incontro.
Consapevoli che il filtro non sarebbe stato efficace, assieme agli insegnanti abbiamo ribadito della curiosità e del importante lavoro che il laboratorio richiede ai partecipanti. Auspicavamo che questo portasse ad una selezione automatica. Infatti lo è stato. Al 3° incontro si sono presentati solo 25 ragazzi. Il test dunque non è servito.

timparano timparano Lo scopo del laboratorio era quello di costruire un'immagine autentica di ciò che sono i partecipanti, ragazzi e ragazze di età 16-17; provando a dare spazio alla loro creatività, le paure, passioni e alla semplice voglia di essere loro stessi. Per fare questo ci siamo immersi in varie attività laboratoriali. Abbiamo discusso assieme sui colori, sulla musica, sull'estetica, sul racconto e sullo stile. Tutti elementi che insieme abbiamo cercato di portare nel documentario finale.

Avevamo diversi strumenti di ripresa: una telecamera professionale, un'altra telecamera semi professionale della scuola e tutti i cellulari dei ragazzi. Da questi ultimi dispositivi sono emerse immagini e video molto vicine ai ragazzi stessi. La videocamera e la fotocamera integrata permette loro di avere un linguaggio visivo completamente diverso da quello catturato da altre telecamere “esterne”.
Le immagini mosse, leggermente pixellate, la vicinanza al viso, lo stile selfie, l'audio leggermente secco ed infine l'immediatezza della telecamera del cellulare definisce in modo chiaro un nuovo linguaggio cinematografico.
Assecondarlo è stato molto importante.

Al fine di avvicinarsi al mondo che circonda i ragazzi, abbiamo deciso di girare in 4:3.
Questo formato da qualche anno a questa parte sta ritornando nell’uso comune. Utilizzarlo è stato molto importante per noi in quanto riporta alla mente il formato dei post sui vari social, primo tra cui Instagram, che è appunto la piattaforma social più utilizzata da loro. Per dare seguito a questa immediatezza abbiamo creato uno spazio digitale (gruppo whatsapp) dove ognuno caricava le proprie foto e i propri video.

timparano timparano timparano Non avevamo una storia scritta, non ci siamo nemmeno sforzati di inventarne una. Non abbiamo seguito una sceneggiatura per la realizzazione dell’opera finale. Nonostante questo, nei vari esercizi laboratoriali mirati alla sensibilizzazione delle immagini, ce n'è stato uno in particolare in cui abbiamo ritagliato varie immagini da alcune riviste creando storie che le univano. Dopo di che le scombinavamo creando un nuovo ordine per raccontare una nuova storia. Lo scopo era di improvvisare un racconto.

Per le varie riprese, i ragazzi proponevano un'attività che a mia volta cercavo di adattare per i vari limiti che avevamo: spazio, sicurezza e fattibilità. Insieme ci siamo lasciati andare nell'improvvisazione. Ci siamo inventati piccole attività che partivano dalle stesse passioni dei ragazzi: rap, chitarra, colori, radio, peluche e così via. Vivevamo le situazioni che catturavamo nelle telecamere.

Il vero lavoro di scrittura è avvenuto nel montaggio. A partire da tutto il materiale proveniente dai diversi dispositivi, abbiamo provato a capire come raccontare loro stessi.

Il risultato è un frammento di spontaneità dei ragazzi, un piccolo manifesto di quello che sono loro. Agli occhi degli adulti - genitori, insegnanti - con cui non sempre si aprono ecco che sono parsi “un altro loro”, un altro me più intimo e autentico.

I ragazzi sono stati coraggiosi ad affrontare il laboratorio. Si sono messi in gioco nelle varie sfide, nel porsi davanti alla telecamera, nell' utilizzarla per raccontarsi; la gradualità del processo artistico ha tolto lentamente una serie di pregiudizi sia nei confronti degli strumenti di ripresa sia nei miei, in quanto adulto e docente ai loro occhi.

La fase di montaggio è stata fatta in parte assieme ai ragazzi poi ultimata dal sottoscritto in sede separata.


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Per visionamento / For watch - write me here

Credits

Filmmaker e montaggio: Suranga D. Katugampala

Assitente: Anna Ruggieri

Un progetto di: Cineteca Bologna

In collaborazione con: Archivio Memorie Migranti, Associazione Amici di Giana

Con il supporto di: Siae, bando Sillumina, Mibact