Katada ayiti

I soldi di mia madre | My mother's money

(below english)

Cortometraggio etnografico HD / b,n / 16:9 / 11 min. / 2014-2015

Cortometraggio girato presso il mercato dei pesci di Wennappuwa, Negombo - Sri Lanka.


Festivals

Premio Speciale - Concorso Mutti/Cineteca di Bologna 2014

African, Asian and Latin America Film Festival 2015

Human Rights Nights Film Festival 2015

Intimalente Film Festival 2015

Mentions

Festival cinema africano d'asia e amerca latina 2015 | Read

Cineteca di Bologna | Read

Intimalente Film Festival | Read

Human Rights Nights | Read

Cinema italiano | Read


Concept

Il lavoro nasce da un’ esigenza del regista di narrare una subcultura per mezzo dei suoi stessi abitanti. Ciò che caratterizza quest’ opera è il suo lavoro etnografico, suddiviso in quattro fasi ben precise.



English

Ethnographic short film HD / b,n / 16:9 / 11 min. / 2014-2015

Project regards people of an area of Wennappuwa, Negombo - Sri Lanka. In this area fishing is the main job. Everything is depend by it.

Concept

The work comes from my need to tell a subculture through its own inhabitants. What characterizes this work is it's ethnographic process, divided into four well-defined phases:
Living, mutual trust with the locals, partipate creation and sharing.
So no actors, everything comes from their life. There was a story, but it was just to unleash the reality.
In other words, let the people, the street, the smells, the crows, the vehicles, the deeds of the people can manifest itself freely in front of the camera.



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Credits

Directed: Suranga Deshapriya Katugampala

Written: Suranga Deshapriya Katugampala, Aravinda Wanninayake

Cinematographer: Sandun Hewage

Production manager: Ruwan Fernando

Producer: Kala Studio & Ghiriba Media

Sound: Heshan Fernando


Approfondimenti

FASE 1 - Ricerca e conoscenza di una determinata sub cultura

Premessa: per sub cultura si intende un gruppo di persone, una comunità, unita da una determinata visione della realtà, che ha in sè un modo di vivere e di approciarsi alla vita che è una derivazione della cultura generale del paese. Tale derivazione è il risultato, molto spesso, di un adattamento sociale, geografico ed economico della stessa comunità . Ci sono molte sub culture nello Sri Lanka: alcune sono per esempio la comunità dei contadini nelle risaie, quella dei contadini nei campi di tè e dei pescatori lungo gran parte della costa. Vi sono altre sub culture di altrettanta importanza. Ognuna di esse, ben adattata alla natura del proprio territorio, ha un atteggiamento specifico ed unico verso la società. Tra queste varie sub culture, ho deciso di svolgere il mio progetto presso la comunità dei pescatori. Per conoscere bene tale comunità mi sono trasferito nel loro territorio adeguandomi ai loro usi e costumi. Come spesso mi è capitato, le persone si sono mostrate accoglienti e curiose verso l’estraneo. Parlando la lingua locale sono riuscito quasi subito a rompere le prime barriere di diffidenza. La comunità dei pescatori è ben radicata nella fede cristiana. Il loro rapporto con il mare si può definirsi sacro, come se il mare fosse una divinità. Egli ci fà vivere dandoci il pesce e ci punisce rubando le vite dei nostri uomini diceva una signora con cui ho scambiato due parole. Ho allora avuta la sensazione che tale pensiero fosse di un cristiano orientale , ossia plasmato da una società multi religiosa basata su una sensibile influenza hindù - visione del dio creatore distruttore. Le giornate e il tempo passato assieme alle persone mi hanno portato ad osservare il loro modo di vivere, le relazioni fra essi, la relazione con gli odori, l’atteggiamento e il pensiero verso la vita, la gestione dello spazio privato e pubblico, il ruolo della donna, dell'uomo e del bambino. A tutto questo si univa la presenza dei corvi: a volte non si vedevano , si notavano solo ombre in movimento. Altre volte invece si piazzavano ad osservare ciò che succede aggiungendo il loro gracchiare ai già innumerevoli suoni del mercato.

FASE 2 - Sostegno e reciproca fiducia

Non avevo ancora pensato a come raccontare tutto ciò per mezzo cinematografico. Ero solo molto entusiasta e soddisfatto di stare in quella comunità. Si stava ormai instaurando un rapporto di fiducia tra me e loro, che però nei suoi dettagli era diverso tra gli uomini e le donne. Nel primo gruppo, uomini lavoratori, ero considerato come un loro amico, della loro stessa nazione, ma con qualcosa di diverso. Erano attirati dalla montatura dei miei occhiali considerati ridicoli, io invece dal loro modo di parlare e passare il tempo libero. Il gruppo delle donne invece, furbe ed abili venditrici, mi ritenevano un uomo “poco produttivo”, dal momento che, secondo loro, non mi affido allo sforzo fisico per lavorare. Parlando la stessa lingua, sono entrato facilmente in sintonia con essi. Tra alcuni passatempi, mi hanno insegnato a mangiare il betel e a sputare per terra. I bambini invece erano un gruppo a parte. Costretti dai genitori a maturare precocemente, erano spesso in strada e avevano un rapporto di fratellanza fra loro.

FASE 3 - in caso di fiducia costruita, realizzazione di un cortometraggio

Era importante che nelle prime due fasi non ci fosse nessun mezzo cinematografico e/o fotografico. Non ci doveva essere assolutamente un qualche strumento tra me e loro: puro legame. Dopo vari giorni, una volta instaurato un rapporto di fiducia, ho detto alla comunità che mi piacerebbe raccontarequell'ambienteattraversolatelecameraesepotevo avereilloroaiutooltrealpermesso. Finalmente avevo materiale sufficiente per raccontare. La reazione delle persone alla mia proposta è stata di grande entusiasmo e partecipazione. Solo allora ho mostrato la telecamera e le varie attrezzature tecniche. La mia idea di cortometraggio era molto semplice: raccontare quella subcultura attraverso i suoi stessi personaggi. In altre parole: immergere la telecamera all’interno della società e lasciare che catturi lo scorrere del tempo - nient’altro. Poco è stato scritto su carta.. solo un piccolo filo conduttore: un bambino che cerca il ladro dei 100 rupie di sua madre. Vorrei quindi sottolineare che questo non è un lavoro documentaristico nel suo senso classico. La comunità ha trovato in tale lavoro una forma di distrazione, un divertimento unico. Molti volevano apparire davanti alla telecamera, altri darmi una mano nelle riprese. Un terzo gruppo di persone invece, non muovevano un dito all’ interno della produzione, semplicemente osservano e commentavano divertiti. Questo, a lungo andare, diventò un componente essenziale verso la creazione stessa, diciamo una forma di incoraggiamento.

FASE 4 - visione e commenti

Organizzare una proiezione del risultato finale non è stato facile; il risultato è stato molto diverso rispetto a ciò che si aspettava. Ci sono stati molti applausi e risate. Molte persone, specialmente i bambini, hanno mostrato interesse e divertimento verso le immagini in movimento, altri invece hanno provato noia o poco entusiasmo nel vedere un bambino che passa da un luogo all’altro. “Dove sono i colpi di scena?”: è stato la domanda di un signore, forse spettatore degli innumerevoli film bollywodiani. Questo mi ha fatto analizzare di nuovo il lavoro svolto. Il risultato finale, ossia l’opera in sè, lo ritengo quasi un “qualcosa preso da quel luogo”. Mi chiedo allora: “che cosa li ho lasciato in cambio a tali persone? divertimento? qualche nuovo sapere? qualche nuova amicizia? e questo qualcosa di lasciato è equivalente a ciò che invece ho preso? ”. Queste domande mi hanno portato a rimettere in gioco la concezione del lavoro etnografico.

Conclusione

Ho trovato questo modo di approcciare - le fasi - davvero molto interessante ai fini di un lavoro strettamente legato al territorio. Il lavoro di squadra si è mostrato come un’ arma vincente non solo verso la creazione del cortometraggio, ma nel saldare amicizie e rapporti persistenti creandone anche dei nuovi legami. Alla base di tutto il progetto c’era una forma di rispetto, motivo per cui ho aspettato due fasi per mostrare la telecamera, sempre con il permesso della comunità e col massimo rispetto delle loro regole e tradizioni. Il risultato, nonostante la mia rivalutazione del concetto di etnografia, è autentico, spontaneo e reale!!!